Comunicazione, Lingue e Culture (L20)

ATTENZIONE: non è più possibile iscriversi a questo corso di laurea!
Anno accademico 2011/2012

Attenzione! Errata corrige sul piano di studi: i cfu liberi sono 12 e non 6 come erroneamente riportato sul file allegato.

Presentazione del corso

Le professioni cambiano, non solo nel mondo della comunicazione. Utilizzano nuovi strumenti, quasi sempre connessi alla rivoluzione informatica. Si proiettano su un mercato (e stanno dentro a una competizione) sempre più internazionale. Anche la formazione cambia, di conseguenza. Chi non utilizza computer, chi non viaggia e non conosce le lingue è destinato a trovare lavoro con difficoltà.

 

Per questa ragione i corsi di laurea in Scienze della comunicazione e Lingue, letterature e culture moderne hanno deciso di fondersi, dando vita a un nuovo corso: Comunicazione, Lingue e Culture. Chi lo frequenta studia molte tecnologie e molto inglese. Conosce in profondità gli scenari della comunicazione del mondo contemporaneo: le sue dimensioni storiche (come si è formata la società di massa), letterarie (quali opere e movimenti contribuiscono alla costruzione della nostra identità culturale), sociologiche (cosa consumiamo, come lavoriamo, che relazioni abbiamo con gli altri), semiotiche (che immagini e simboli incontriamo ogni giorno e quali significati possono avere), linguistiche (come si articolano e si legano tra loro le diverse voci del nostro mondo), antropologiche (come cambiano le identità personali e collettive).

 

Fin dal primo dei tre anni di corso, accanto a questo bagaglio di conoscenze comuni, si possono scegliere due curricula diversi: uno in Comunicazione e uno in Lingue e culture.

 

Il primo prepara alle professioni di giornalista, pubblicitario, esperto di tecnologie dell’informazione, progettista di software, teorico della comunicazione, specialista in pubbliche relazioni. Il secondo prepara alle professioni di interprete, traduttore, mediatore culturale nonché all’insegnamento delle lingue straniere nelle scuole.

 

Durante l’ultimo anno saranno incoraggiati due tipi di esperienze. La prima riguarda borse di studio e frequenza di corsi ed esami in altri paesi europei usufruendo dei progetti Erasmus e di mobilità internazionale. La seconda prevede periodi di stage (cioè di apprendistato al lavoro) presso aziende di qualità, convenzionate con l’Ateneo perché in grado di offrire agli studenti una vera formazione sul campo.

 

SBOCCHI PROFESSIONALI

 

I laureati in Comunicazione, Lingue e Culture potranno accedere ad attività professionali in diversi settori, connotati da un costante riferimento all’uso dei linguaggi e alla progettazione delle tecnologie per la comunicazione. Più in particolare, ambiti occupazionali preferenziali saranno relativi all’editoria tradizionale e multimediale, alla pubblica amministrazione e agli enti pubblici e privati (gestione degli uffici di relazione con il pubblico, direzione del personale, ufficio stampa e pubbliche relazioni, marketing e pubblicità “creativa”, progettazione e promozione culturale, informazione e comunicazione pubblica e massmediale, etc.) con espressione di competenze pertinenti all’ambito umanistico, alle scienze cognitive, alla linguistica computazionale, agli studi semiotici, alla progettazione di sistemi interattivi uomo-tecnologia complessi e innovativi, al percorso per il completamento della formazione degli insegnanti di lingue straniere (lingua e letteratura inglese e seconda lingua e letteratura) nelle scuole medie.

 

Dopo il corso di laurea i laureati potranno indirizzarsi verso il mondo del lavoro o proseguire i loro studi iscrivendosi ad una laurea magistrale oppure frequentare i nostri master.

 

Contrariamente a quanto spesso si dice, i laureati in comunicazione trovano lavoro più degli altri. Secondo i dati 2010 di Almalaurea (la più importante banca dati sui laureati italiani) i laureati dei corsi di laurea triennale in Scienze della comunicazione hanno un tasso di occupazione (a un anno di distanza dalla laurea) pari al 50%, contro il 46% medio di tutti gli altri corsi di laurea. I laureati delle specialistiche in comunicazione lavorano al 58%, contro il 55%.

 

Questo succede perché cerchiamo di insegnare che i mestieri vanno inventati, non soltanto cercati.